Servizio per la spiaggia

A poca distanza dalla nostra struttura è possibile imbarcarsi per raggiungere con le motonavi del servizio pubblico di trasporto lo stabilimento balneare presente sull’Isola Di S. Pietro (l’isola più grande del piccolo arcipelago delle isole Cheradi, dove la leggenda dice approdò l’Apostolo Pietro).

L’isola è ancora militare, con accesso consentito anche ai privati. E’ ricoperta da una lussureggiante pineta, con mare limpido e balneabile, spiaggia curata e presidiata, corredata di un servizio docce ombrelloni e sdraio e di servizio bar. Nella stagione estiva il servizio è fornito ai propri ospiti su richiesta e prenotazione.

Isole-Cheradi

Cenni storici sulle Isole Cheradi

cheradiLe Isole Cheradi costituiscono un piccolo arcipelago che chiude a sud-ovest la darsena del Mar Grande di Taranto, nell’omonimo golfo. L’arcipelago è composto dalle due isole di San Pietro e San Paolo (rispettivamente distanti dal Canale navigabile di Taranto 3,5 e 6,25 km), facenti parte del demanio militare, e sulle quali è vietato sia lo sbarco che la navigazione. Un tempo esisteva anche l’isoletta di San Nicolicchio, oggi scomparsa. Le isole sono ricche di fauna marina e di spugne. Dai Greci all’era moderna Tucidite fu il primo a tramandare il nome delle Cheradi (dal greco Choiràdes che significa promontorio o corna). Anticamente le isole erano chiamate dai Greci Elettridi, in onore di Elettra, la figlia del dio Poseidone molto venerato a Taranto (lo stesso leggendario fondatore della polis, Taras, era figlio di Poseidone), ma probabilmente fu loro attribuito questo nome perché su di esse crescevano rigogliosamente alberi bituminosi che producevano elettro, ovvero ambra: ciò è testimoniato dal ritrovamento di monili in ambra nel territorio circostante. L’isola grande era chiamata Phoebea in onore della dea Artemide per via della folta boscaglia, mentre l’isola piccola semplicemente Elettra. Secondo quanto tramandatoci dalla tradizione si vuole che Dedalo, fuggendo da Creta, si sia rifugiato su queste isole lasciandovi 2 statue, una in stagno e l’altra in bronzo, rappresentanti la caduta di Icaro e Fetonte.

Nel Medioevo, con l’avvento del Cristianesimo, le due isole di San Pietro e di San Paolo assunsero rispettivamente il nome di Santa Pelagia e Sant’Andrea, per via delle chiese che vi furono edificate in onore dei due santi. Nel IV secolo l’isola più grande fu abitata da Santa Sofronia, anacoreta e martire tarantina. L’isola grande fu sede del “pervetustum” cenobio basiliano di San Pietro Imperiale, celebre monastero che estese la sua influenza all’interno della nostra regione e al di fuori, con l’obiettivo di affermare ed espandere l’egemonia bizantina. Le isole anticamente appartenevano al Capitolo e al Clero tarantino e, secondo i documenti dell’epoca, era rinomata la pesca delle sarde oltre che di altre specialità ittiche. Nel 1594 le isole furono occupate dai Turchi guidati da Alì Sinam Bassà, che entrarono nella rada di Taranto con 100 navi, e furono utilizzate come avamposto per le loro razzie nell’entroterra: più volte partirono da qui per tentare di distruggere e conquistare Taranto. Il 19 settembre dello stesso anno, con la Battaglia del fiume Tara, le forze cristiane guidate dai vescovi di Mottola e Taranto, sconfissero i turchi cacciandoli definitivamente dalle coste ioniche. Verso la fine del settecento, Napoleone Bonaparte fece edificare sull’Isola di San Paolo il Forte de Laclos, dal nome del Generale d’Artiglieria Pierre Choderlos de Laclos, ivi sepolto nel 1803.

Con l’Unità d’Italia, le isole furono sottoposte all’attenzione delle autorità marittime: passate dai beni del Capitolo a quelli del Regno, sull’Isola di San Paolo fu costruito un faro per guidare i naviganti nel Mar Grande. Alla fine del XIX secolo, in seguito alla costruzione della base navale di Taranto, le isole divennero il punto cardine delle opere di difesa della base navale ionica. Infatti sull’Isola di San Pietro fu realizzata la Batteria di San Pietro, demolendo parte del forte napoleonico e spostando il faro, destinandolo ad ufficio del Genio Militare, mentre sull’Isola di San Paolo furono costruite la Batteria Ammiraglio Aubry e la Torre Corazzata Vittorio Emanuele II, realizzata tra il 1883 ed il 1901 dall’allora tenente del Genio Militare Emilio Marrullier. Sulle Isole Cheradi sono ancora presenti installazioni militari usate durante la difesa della città di Taranto nella II guerra mondiale, ma oramai abbandonate. Il culto di San Pietro Per tradizione si dice che San Pietro sia sbarcato sull’ Isola di San Pelagia. Infatti si narra che, mentre era genuflesso, lasciò l’impronta sulla pietra su cui vi stava. Alla pietra le venne dato il nome di “apodonia” e venne trasportata a Venezia da alcuni marinai veneti. Le isole San Pietro L’isola di San Pietro è la più grande delle Cheradi, avendo un’estensione di 118 ettari ed è quasi interamente ricoperta da fitte pinete. San Paolo L’isola di San paolo è la più piccola delle Cheradi, avendo un’estensione di 5 ettari ed è anche la penultima tra le isole pugliesi per dimensione, dopo il Cretaccio. San Nicolicchio.

Un tempo esisteva anche l’isoletta di San Nicolicchio, oggi scomparsa a causa dei lavori di ristrutturazione industriale e l’allargamento del porto mercantile. L’isola era chiamata dai pescatori u’ squegghie (lo scoglio) ed ubicata in prossimità della punta Rondinella. Anticamente i tarantini avevano costruito sull’isola una badia di rito greco, dedicata a San Nicola di Myra.